Sappiamo davvero quali cosmetici acquistiamo? Impariamo a “decifrare” le etichette.

etichette cosmetici

Capire quale cosmetico stiamo acquistando può sembrare, a prima vista, un affare semplice: il nome del prodotto, la marca, la funzione e l’eventuale testo descrittivo possono darci un’idea generale. Ma a volte queste informazioni non sono sufficienti per guidarci nella scelta, e spesso ci rendiamo conto di avere pochi strumenti per decifrare le altre diciture e quei simboli “strani” riportati sulle confezioni dei prodotti di bellezza.
Con l’aiuto della cosmetologa Diana Malcangi dello Studio Coré, che ci affianca nel percorso di conoscenza della pelle e dei prodotti cosmetici, andiamo a scoprire insieme quali sono le altre informazioni che ci dà l’etichetta.

“Così come la formulazione, anche l’etichetta di un cosmetico deve rispondere a precisi requisiti di legge. Per etichetta intendiamo in realtà l’insieme delle informazioni che sono riportate sulla confezione con cui il prodotto viene proposto al pubblico. Quindi parliamo sia di prodotti venduti con il solo “condizionamento primario” (il contenitore a contatto col prodotto: flacone, bomboletta, tubetto, ecc.), sia di prodotti in cui ad esso si aggiunge l’imballaggio esterno, o packaging secondario (scatoletta di cartone, ad esempio).

La legge impone che, sia sul contenitore che sulla confezione esterna, siano presenti, in lingua italiana, i seguenti elementi:

Il nome o la ragione sociale e la sede legale del produttore o del responsabile dell’immissione sul mercato del prodotto cosmetico. In caso siano presenti “terzisti” (cioè le aziende che producono e confezionano per conto di chi commercializza) si può, ma non necessariamente, riportarne il nome, tenendo conto comunque che il responsabile legale del prodotto è chi commercializza il cosmetico;

Il contenuto nominale: è composto dalla quantità, ossia un numero seguito dalla unità di misura di peso o di volume (es. 50 g o 50 ml), a cui si aggiunge il simbolo

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che indica eventuali piccole variazioni di peso (dovute al processo di riempimento automatico o a normali variazioni di temperatura, umidità, ecc.) Si può evitare di dichiarare il contenuto nominale solo per campioni gratuiti, per le confezioni monodose o per contenuti inferiori a 5 mg o a 5 ml;

La durata minima:
Se la durata minima del prodotto integro (cioè mai aperto) è inferiore a trenta mesi, allora deve essere obbligatoriamente indicata una data di scadenza (visto che, se il prodotto è utilizzato oltre la data consigliata, può essere soggetto a perdita di efficacia o a rischio sanitario);
Se invece la durata minima del prodotto integro è superiore a trenta mesi, allora deve essere indicato per quanto tempo, dopo l’apertura, il prodotto può essere utilizzato senza effetti nocivi per il consumatore, ossia qual è il suo PAO (period after opening). Il PAO è espresso in mesi ed accompagnato dall’immagine del vasetto aperto. Ad esempio il simbolo seguente:

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sta a significare che il prodotto, in confezionamento integro, dura più di 30 mesi, ma che, dopo l’apertura, il prodotto ha una durata di 12 mesi;

Le eventuali precauzioni d’impiego: in caso ci sia impossibilità pratica ad elencarle sul contenitore o sulla confezione esterna (per esempio per confezioni molto piccole), esse devono essere riportate in un foglietto interno o una fascetta allegata. Per indicare la presenza di precauzioni d’impiego o altre informazioni importanti da leggere si usa una dicitura abbreviata oppure il seguente simbolo:

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Il lotto di fabbricazione: è una sigla indelebile che consente di identificare, da parte del produttore, quando e in che quantità è stato prodotto il cosmetico in bulk (quantità di produzione) e con quali precise materie prime: il lotto consente dunque all’azienda di individuare, ad esempio in caso di problemi sanitari, le confezioni facenti parte di quel lotto di produzione e interessate dal problema, in modo da poterle ritirare dal mercato.
Il codice a barre non sostituisce questa sigla, ma può essere utile per praticità nella vendita al dettagli;

Il Paese d’origine, per i prodotti fabbricati in paesi extra UE;

La funzione del prodotto (che in genere viene già evidenziata bene nella presentazione, in quanto è un incentivo all’acquisto);

L’ elenco degli ingredienti, in ordine decrescente di peso, ovvero il “famoso” INCI di cui abbiamo già accennato nei precedenti post, e di cui parleremo diffusamente nei prossimi articoli. Questo può essere riportato anche soltanto sulla confezione esterna del prodotto o, nel caso in cui il poco spazio a disposizione renda impossibile l’inserimento dell’INCI in etichetta, deve esserci un richiamo a consultare l’allegato (con il simbolo precedente della mano che indica il libretto).”

Ringraziamo Diana per questo primo intervento sull’etichettatura di un cosmetico, che ci aiuta a essere consumatori più attenti e consapevoli. Nel prossimo, continueremo a scoprire altre informazioni importanti riportate sull’etichetta dei nostri prodotti di bellezza.