Pelle secca, grassa, mista o… variabile?

pelle mista, secca e grassa

Grassa, secca, mista…? Le “classificazioni” della pelle, così amate dalle aziende cosmetiche, non sono poi così definite. Perché la pelle è un sistema vivo e non sempre è inquadrabile in una tipologia. Vediamo perché.

Girovagando tra gli scaffali di un qualsiasi negozio che vende cosmetici, quasi sempre troviamo sull’etichetta dei prodotti: crema nutriente “per pelle secca”, balsamo “per pelli sensibili”, tonico “per pelli miste e grasse”. Queste diciture in teoria dovrebbero aiutarci nella scelta del prodotto più adatto alle nostre esigenze. Eh sì, ogni pelle ha diritto al suo prodotto specifico!

Molte di voi però si saranno chieste: ma la mia… che pelle è??

“Credo sia grassa… e allora come mai in questo periodo mi tira da morire, e dopo la doccia si ricopre di scagliette?” Oppure: “Penso di avere la pelle secca, ma che senso hanno allora quei brufoli nel bel mezzo della mia fronte?”

Questa mattina riflettevo su un fatto: molti di noi si sforzano di darsi delle regole e soprattutto di classificare. Inquadrare le cose in categorie ben definite sembrerebbe renderci la vita più facile.
In realtà potrebbe complicarcela!
Ad esempio, se ho la pelle grassa – ma anche sensibile e reattiva – che prodotto dovrei usare?
E che differenza c’è tra una crema per pelle mista e una per pelle normale?

Prendiamo ad esempio la macro-famiglia delle pelli “miste e grasse”.
Cosa accade se, ad esempio, la pelle grassa e tendente ai brufoletti ha… le rughe? Meglio una crema ricca, che contrasti le rughe, o una crema leggerissima per evitare i brufoletti (ma che lascia le rughe lì dove sono?)
Se leggo che il prodotto è per pelle “impura” (definizione pessima… mi fa pensare al medioevo….) cosa vuol dire?
E se la mia pelle grassa – in certi momenti – è lucida, e in altri è opaca ma con punti neri… che crema dovrò usare?
La confusione, come vedete, anziché diminuire, aumenta all’aumentare delle definizioni. Proviamo a fare chiarezza.

La prima cosa da fare è proprio quella di non impantanarsi nelle definizioni. Più che cercare di inquadrare delle tipologie fisse, cerchiamo di capire in che stato la nostra pelle si trova in quel momento.
La nostra cute non è un semplice rivestimento ma un organo vero e proprio: vivo, complesso, che si modifica nel corso della vita – e anche della giornata – e deve far fronte a tantissimi fattori (interni ed esterni) continuando a compiere le sue innumerevoli funzioni.

Se i valori della nostra pressione sanguigna cambiano nel corso della giornata, assieme ai valori glicemici, alla frequenza dei battiti cardiaci, e decine e decine di altri parametri…. perché dovremmo pensare che la pelle abbia caratteristiche “immutabili”?

La classica distinzione della cute nelle sue tre tipologie – grassa, secca, normale – non rispecchia fedelmente la realtà. Difatti le definizioni in etichetta da qualche anno si sono ampliate, e si è aggiunta la pelle mista, asfittica, sensibile, impura, lucida, spenta, matura, reattiva…. e via così.

La pelle può assumere caratteristiche differenti in base anche solo a un periodo. E non parlo delle variazioni anagrafiche (è facile supporre che la cute di una quindicenne si possa presentare acneica e quella di una sessantenne piuttosto secca). Mi riferisco proprio alle modifiche cutanee della stessa persona, che possono dipendere da: età, cambiamenti climatici, ambientali (es. inquinamento atmosferico o sostanze chimiche irritanti), ormonali, stagionali, comportamentali (stress, fumo, diete non bilanciate, eccesso di esposizione solare).
L’appartenenza della nostra pelle a un determinato profilo può andar bene sulla carta, come inquadramento generale. Ma nella realtà le cose vanno diversamente.

Proprio su me stessa ho notato che la situazione è cambiata, nel corso degli anni. Molto tempo fa la mia pelle era semplicemente grassa (da ragazza ho sofferto di acne), poi dopo qualche anno il tutto si è normalizzato, per lasciare lo spazio a una pelle mista. Adesso che ho superato i 35 anni la mia pelle tende a essere molto più sottile e delicata in certe zone (es. la guance, dove tende ad arrossarsi, o il contorno occhi) e lì infatti applicavo prodotti più nutrienti e grassi… Con il risultato però che proprio sulle guance sono spuntati i punti neri (comedoni) e sul contorno occhi quei puntini bianchi (grani di miglio) creati entrambi da un eccesso di grassi presenti nella crema che usavo! Per non parlare dei brufoletti, che – nonostante l’età, e una pelle sempre più tendente al secco e all’opaco – compaiono ancora nei periodi di stress. E, quando vanno via, lasciano macchie e zone secche, ma allo stesso tempo “impure” (la famosa parola che… mi fa rabbrividire).
La mia allora sarebbe una pelle mista? Cioè la classica pelle con zone secche e zone grasse? Forse sì, ma in più con qualche rughetta, macchie (in estate) e anche zone delicate, sottili e arrossate. Insomma, di tutto, di più. Capite bene che devo stare molto attenta e osservarla bene, per decidere come trattarla.

In inverno, ad esempio, una mia amica ha sempre avuto la pelle sempre molto sensibile, arrossata, tendente alla couperose. Quest’anno… niente! Si sarà annoiata, che dite… e ha pensato bene di mostrare un po’ di “impurità”.

Ciò che voglio dire con questi esempi è che ogni pelle, presa in quel momento, è un caso a sé: dare delle definizioni univoche è difficile ma, soprattutto, inutile.
La cosa importante è osservarla, conoscerla, notare eventuali cambiamenti, per poter scegliere il prodotto più adatto alle nostre esigenze di quel momento specifico.

Tutto cambia, nella nostra vita biologica, perché dovrebbe fare eccezione proprio la pelle?
Non è un semplice rivestimento, è una parte viva del nostro organismo e, proprio per questo, cambia. La cosa che non deve cambiare mai, invece, è la cura che dobbiamo averne.

Una delle creme migliori che ho provato personalmente è proprio Elicina Eco, ideale per “seguire” le esigenze della mia pelle perché ho la sensazione che la nutra e la idrati bene, contrastando le imperfezioni varie (dalle rughe, alle macchie, ai brufoletti) e finora è stata l’unica a non avermi provocato punti neri o grani di miglio.
La versione base (Elicina Eco crema) è quella che uso più spesso. Anche se il mese scorso, quando faceva più freddo, ho utilizzato la versione Plus (Elicina Eco Plus), per pelli secche e sensibili, perché la mia pelle necessitava di una protezione extra.

Il consiglio che vi do comunque è quello di provare, osservare e “sentire” ciò che accade alla vostra pelle.
E allora, bando alle definizioni, e non stupiamoci delle trasformazioni della nostra epidermide: vuol dire che è viva!

E voi? Che pelle avete?
Descrivetela, commentando qui sotto, oppure sulla nostra pagina facebook, e vi risponderò personalmente.

Diana Malcangi, Chimico Cosmetologa